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Comune di Arborea
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L'Architettura e i monumenti

"Un estensione di ben diciottomila ettari assolutamente deserta, priva di ogni forma di coltura, con rivi scorrenti in pieno regime anarchico, con oltre cinquanta, tra stagni e paludi adempienti da secoli alla triste funzione di fare di quella zona il regno della malaria".

Con queste parole Giulio Dolcetta (1880-1943), ideatore della bonifica di Arborea descrive la regione che si affaccia sul golfo di Oristano dove, con i Capitali della Banca Commerciale Italiana, la Società Bonifiche Sarde intende avviare una colonia stabile e numerosa di allevatori e mezzadri.

Nel 1919 viene stipulato il primo contratto di cessione in enfiteusi dei terreni in possesso dell'amministrazione comunale di Terralba, con l'accordo che vengano attuate le necessarie opere di bonifica ed il successivo sfruttamento dei terreni resi produttivi.

Nascono così i primi insediamenti stabili: Tanca del Marchese, con abitazioni, silos, magazzini ed uffici; S'Ungroni, Pompongias, Linnas, Luri, Torrevecchia e il "Villaggio Mussolini", cuore amministrativo della tenuta inaugurato alla fine di ottobre del 1928, alla presenza del re Vittorio Emanuele e del ministro Costanzo Ciano.

Alla realizzazione dell'architettura di Arborea e dei lavori di bonifica concorrono centinaia tra operai, contadini e professionisti di diverse regioni italiane (sardi, veneti, emiliani, romagnoli, lombardi e siciliani).

La fondazione dell'insediamento rappresenta una sorta di istantanea del livello dello sviluppo tecnologico della Sardegna negli anni '30 e, soprattutto, è molto importante dal punto di vista della storia della costruzione, perché fornisce informazioni che costituiscono una tessera di progresso, se confrontata con la conoscenza del livello attuale, su come la modernizzazione tecnologica ha avuto luogo in un'era di transizione dalle tecnologie tradizionali a quelle moderne, che sono per lo più rappresentate dall'introduzione del cemento armato.

Per questo motivo l'architettura di Arborea è ancora oggi oggetto di studi, convegni e dottorati.

Mussolinia di Sardegna, questo è il nome che viene dato al villaggio principale, è comune autonomo dal 29 dicembre 1930 e per un anno e mezzo lo stesso Dolcetta, da podestà, ne seguirà le sorti.

Il 17 Febbraio 1944 la città di Mussolinia diventa Arborea.

DESCRIZIONI ARCHITETTONICHE E MONUMENTI

Gli edifici e i monumenti di seguito elencati sono rintracciabili utilizzando la mappa del centro abitato e la mappa della periferia.

1. Le scuole elementari, 1928. Progetto di Carlo Avanzini

L’edificio delle scuole si affaccia sulla Piazza Maria Ausiliatrice, con un aspetto rigidamente simmetrico, dall’impronta neorinascimentale.

Il fabbricato disegnato dall’Avanzini (1882-1932) è austero, addirittura severo. Il rivestimento esterno, detto bugnato, di pietra sporgente, caratterizza la facciata. Non mancano però le decorazioni che danno un tocco fantasioso all’insieme.

2. Chiesa Parrocchiale del Cristo Redentore. 1927.

Il più noto fra gli edifici storici di Arborea. Sorge nella piazza principale, di fronte al Municipio. Edificata alla fine degli anni Venti, affidata ufficialmente ai Salesiani nel 1936, la chiesa è costruita in stile neoromanico.

Molti elementi dell'architettura padana e delle valli dell'Adige la rendono pressochè unica in Sardegna: la facciata sembra quasi staccarsi dal resto dell'edificio, per la vivacità dell'aspetto. Anche la copertura e le decorazioni la caratterizzano: si veda ad esempio l'ampio mosaico soprastante il portale di ingresso.

Il campanile non desta minore curiosità : adibito in origine a deposito d'acqua, pare un incrocio fra un "broletto" (la torre civica degli antichi Comuni) ed una torre campanaria vera e propria. Particolare la scritta "ex limo resurgo" risorgo dal fango, un richiamo alle origini del borgo.

L'interno è ampio, la copertura, a capriate. Gli archi, a sesto acuto e a tutto sesto, sono decorati vistosamente, con motivi di gusto modernista di sapore celtico-medievale. Caratteristici e pregevolissimi sono i candelabri-portalampada ed il lampadario centrale, in ferro battuto, disegnati, come la chiesa, dall'architetto milanese Bianchi. Di grande intersse la pala d'altare (1933), che rappresenta il Cristo nell'episodio del miracolo dei pani e dei pesci, attorniato da contadini polesani e sardi nei costumi caratteristici. Il dipinto è opera del cagliaritano Filippo Figàri (1885-1974), uno dei massimi artisti sardi del Novecento. A lui la SBS affiderà il compito di disegnare le cedole delle azioni societarie.

3. Dopolavoro, 1928. Progetto di Carlo Avanzini.

Sorge a sinistra della chiesa parrocchiale. La facciata in mattoni dalla caratteristica bicromia, ripresa nel recinto del cimitero comunale, riconduce nuovamente allo stile medioevale, nella variante "lombarda". Attualmente viene utilizzato per lo svolgimento di convegni e spettacoli.

4. Casa degli impiegati, 1929

Progettata dai tecnici della Società Sarda di Costruzione, sita in Piazza Maria Ausiliatrice a fianco alle scuole elementari, è stata la più importante impresa edile creata in seno alla bonifica adibita originariamente ad ospitare i dipendenti della SBS. E' ancora una volta il bugnato l'elemento caratteristico più evidente dell'esterno, anche se solo al pianterreno. La parte alta dell'edificio è invece in intonaco liscioi. Comincia a intravedersi qualche elemento di semplificazione razionalista.

5. Palazzo dell'Albergo e dei Negozi, 1929.

Anch'esso disegnato e realizzato dalla Società Sarda di Costruzione, comprende la storica locanda "Gallo Bianco", ancora attiva, ed i primi locali ad uso commerciale edificati a Mussolinia di Sardegna. L'aspetto è omogeneo a quello della casa degli Impiegati, collocata sul lato opposto. Infatti anche questi edifici sorgono dirimpetto alla Piazza Maria Ausiliatrice.

6. Ospedale "Carlo Avanzini", 1929

L'ospedale sito nella Via Sardegna è una delle costruzioni più caratteristiche. Se ne osservi ad esempio la torretta neomedievale e la semicircolare veranda, che rendono assai particolare la grande struttura. Ospitava fino a trenta ricoverati per volta, accuditi dalle suore vincenziane (Figlie della carità), quelle dal caratteristico cappello a falde larghissime. Malarici, tisici, infortunati sul lavoro ebbero a centinaia le prime cure a pochi passi da casa.

Oggi è sede del centro sociale e ricreativo per giovani e casa di ricovero per anziani voluto dal Comune e della Gurdia Medica.

7. Villa del Presidente della SBS, 1930. Progetto di Carlo Avanzini.

E' la prima costruzione di rilievo storico che osserva chi arriva da Oristano, lungo il rettifilo, sul lato destro. Trova posto entro un parco magnifico che la nasconde all'occhio indiscreto.

Apparentemente sviluppa in simmetria lo schema della altre case di abitazione, con un senso monumentale davvero notevole. Può dirsi "eclettica" nel senso che la caratterizzano numerosi elementi neorinascimentali della tradizione romana e veneta. Evidente il sapore "veneziano" nell'elegante elemento centrale della facciata, costruito dalla successione di 5 monofore.

8. Villa del Direttore della Società, 1930. Progetto di Carlo Avanzini.

Trova posto tra il Municipio e la Villa del Presidente. Avanzini in questa occasione sembra alleggerire il suo disegno rispetto alla monumentalità dell'edificio precedente, con una svelta pianta a "croce greca", inserita all'interno di un quadrato. Il tetto a padiglione, con falde che sporgono con evidenza, sostenute con robuste mensole in legno. Si osservi quindi il fregio che corre lungo il perimetro, nella parte alta dell'edificio: festoni, nastri, putti ed altri elementi di gusto ancora Liberty.

Davvero curiosoil prònao, che evidenzia l'ingresso della struttura, con le sue agili colonne - a semicerchio - e con l'intreccio nuovamente eclettico di forme e stili.

9. Palazzo della Società. 1930. Progetto di Carlo Avanzini.

Sorge in Corso Italia, già Corso del Littorio. Alcuni elementi, architettonici e decorativi, riconducono alla villa del Direttore della Società, ma il grande fabbricato della sede societaria nasce dall'unione di tre corpi diversi, secondo il modello a "due ali con loggia", del Cinquecento veneto, e col caratteristico bugnato che si contrappone all'intonaco liscio del piano superiore.

Un fregio di gusto modernista corre tutto intorno all'edificio, ed è ancora un gusto "veneziano" a caratterizzare la balaustra che separa i corpi laterali. L'eclettismo domina nella decorazione di tutto il palazzo, con elementi bizantini, medievali, decò, conservati e valorizzati intelligentemente in occasione del recente restauro.

10. Municipio, 1931. Progetto di Carlo Avanzini.

E' posto esattamente di fronte alla chiesa parrocchiale. Alle note eclettiche neorinascimentali, già viste altrove, si aggiungono alcune libertà di composizione. Il retro ricorda vagamente lo schema applicato nel cinquecentesco palazzo della Farnesina.

Di gran pregio l'aula consiliare in legno massello con un grande dipinto del pittore Antonio Corriga.

11. Idrovora del Sassu, 1931-1934. Progetto di Flavio Scano.

Bella e imponente, sorge alcuni chilometri a nord di Arborea, laddove lo stagno omonimo attendeva di essere prosciugato, con la messa in funzione delle potenti macchine che ancora oggi si trovano poste all'interno. Futurismo e razionalismo si fondono nella più "fascista" tra le architetture della bonifica.

Flavio Scano (1896-1952) progetta due torri scalari e semicilindriche, di diversa altezza, che delimitano il fabbricato orizzontale della sala-macchine, realizzando così un edificio monumentale e dinamico, quasi un "ingranaggio" meccanico reso in senso architettonico, unico nel suo genere nell'Isola.

L'idrovora è stata inaugurato nel 1934.

12. Idrovora di Luri, 1930. Progetto di Flavio Scano.

E' collocata lungo la Strada 3 Ovest, nei pressi della frazione di Luri.

Suscita interesse perchè in essa si fondono elementi tardo-ottocenteschi, dell'architettura dei Coppedè, con un gusto per la semplicità della forma già orientato verso soluzioni più "razionali".

13. Mulino, silos, mercato civico, ed enopolio 1929-1931 - Progetto della Società Sarda di Costruzione.

Sono gli unici edifici di archeologia industriale ancora visibili nel centro abitato. La linea "funzionale" risponde alle esigenze pratiche di utilizzo delle strutture. 

Il mercato sito in Via Sardegna e il mulino sito in Corso Italia che ospita un museo, sono stati recentemente restaurati ed adeguati alle attuali norme di legge. Nel silos ubicato a fianco al Mulino sono in corso lavori di ristrutturazione per adibirlo a "Centro del Libro".

Si osservino le decorazioni geometriche, tra decò e futurismo, che ornano lo stabile dell'enopolia ubicato in Via Santa Chiara, che ospita un centro commerciale e la parte inferiore del mulino.

14. Casa del Fascio, 1934. Progetto di Giovanni Battista Ceas.

Trova posto sul Corso Italia. Edificata secondo il gusto tradizionalista,è evidenziata dalla presenza dell'alta torre littoria, posta di lato ed orientata ad ovest.

Sobrietà mediterranea, gusto per le simmetrie, pulizia ed equilibrio ne facevano un piccolo gioiello dell'archiettetura voluta dal regime per la vita di partito. L'intonaco liscio si contrappone al mattone a vista, separando il pianterreno dal primo piano. La scala esterna, che rompe volutamente l'equilibrio della struttura, risponde all'esigenza di recuperare adattabilità all'interno.

15. Casa del Balilla, poi G.I.L., 1934-1935. Progetto di Giovanni Battista Ceas.

Situato in Corso Italia, ancora in stile schiettamente razionalista, è posto accanto alla Casa del Fascio.

Comprendeva palestra, spogliatoi ed uffici; piscina all'aperto; piscina per bambini; attiguo campo sportivo. Attualmente è oggetto di lavori di ristrutturazione, nel campo sportivo sono stati realizzati dei campi polivalenti e una pista di atletica. Si tratta di una struttura eccezionale per l'epoca, frutto del grande interesse del regime per l'educazione della gioventù.

Di grande valore le soluzioni pratiche ideate da Giovanni Battista Ceas (1894-1975): l'uso degli oblò laterali, apribili a compasso; il vetrocemento nella parete occidentale più corta, per dare luminosità all'ambiente della palestra; il pavimento in linoleum di sughero; la tribuna all'interno.

All'interno si noti il rapporto asimmetrico fra piano terra e primo piano, ancora un volta sottolineato rispettivamente dalla diversità di rivestimento. Assai interessante è l'atrio, con una compluvium circolare che corrisponde all'impluvium con vasca della stessa forma.

16. Caserma della M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale), 1935. Progetto di Giovanni Battista Ceas.

Completa il trittico delle opere "istituzionali" edificate ad uso delle organizzazioni del regime: partito, gioventù del littorio e appunto Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

I locali della caserma oggi ospitano la Biblioteca Comunale, con i suoi dodicimila volumi a catalogo. Rispetto alle altre due opere del Ceas, la caserma non presenta soluzioni particolarmente originali, compreso l'elemento saliente della sala semicircolare (successivamente rimaneggiata) che ospitava le adunate del corpo militare, posta all'estremità del braccio più corto del fabbricato, il cui ingresso principale si apre nell'attuale Corso Roma.

17. Casa del Cooperatore, 1950. Progetto di Nino Cerlienco.

E' posta dirimpetto alla sede della Società Bonifiche Sarde, lungo il Corso Italia. La pianta a T, le superfici e l'uso del bugnato nei rivestimenti esterni, tradiscono il tentativo interessante, e non semplice, operato da Nino Cerlienco (1895-1959) di far convertire lo "Stile Avanzini" con il razionalismo di G.B. Ceas. 

Preoccupazione che si ritrova nella palazzina comunale in Piazza Ungheria ed ancora nella citazione eclettica del basamento della statua della Vergine, collocata nella Piazza principale di Arborea di fronte alla chiesa.

18. Casa del fattore - BorgataTorrevecchia Strada 6 Ovest

19. Casa del fattore - Zona Alabirdis, Via Obertan Arborea.

20. Casa del fattore - Borgata S'Ungroni Strada 25 Ovest.

21. Casa del fattore - Borgata Pompongias Strada 12 Ovest.

22.  Prima casa del fascio (oggi abitazione privata) - Via Sardegna Arborea

23. Monumento a Giulio Dolcetta.

Ideatore, realizzatore della bonifica di Arborea il monumento è sito in Viale Omodeo a fianco al Municiopio.

24. Monumento ai caduti

Il monumento (non segnato in mappa) è stato eretto a memoria dei caduti tenente colonnello pilota Luigi Atzori di Cagliari e Capitano di corvetta Mauro Tavoni di Apuania (MS), a seguito di un incidente aereo accaduto il 13 Giugno 1956.

Voluto dall'allora sindaco di Arborea Luigia Costa, si erge in aperta campagna, in prossimità del luogo dello schianto, a ridosso del Centro 3 Sassu. Sul cippo risaltano con bella evidenza i nomi dei due ufficiali caduti e il simbolo dell’Arma, da cui ciascuno proveniva (un'elica e un'ancora rispettivamente per l'Aviazione e la Marina).

25. I canali

Tutto il territorio comunale è attraversato da canali  che vengono utilizzati per l'irrigazione dei campi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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